''Temp'era dal principio del mattino,
e 'l sol montava 'n sù con quelle stelle
ch'eran con lui quando l'amor divino
mosse di prima quelle cose belle''
Venerdi' mattina. Colazione ne lo giardino,
grandi sorrisi e eccitazioni generali
per lo inizio del lavoro mattutino
di preparazione delle partecipazioni matrimoniali.
Ad un tratto la quiete pare vinta
Cupe si fanno le volte celestiali,
''Grandine grossa, acqua tinta
e neve per l'aere tenebroso si riversa''.
Nicola di certo la favella vuol cambinar ne so’ convinta.
‘Bisogna tutto ricominciare, ho un’idea assai diversa’
La sua voce parme come un tuono
Io lo ascolto indispettita e mi pongo un poco inversa
''non ciascun segno è buono,
ancor che buona sia la cera''.
Nicola emette un sordo e secco suono.
Ridisegnar lo timbro prima del calar della sera
questa e’ l’intuizione che nella mente sua compare;
Il matrimonio mi sembra una chimera.
Sudo freddo e voglio urlare ma il cuor mio sento arrestare.
Rimango cosi seduta mesta mesta
Rimirando il peloson con la speme di sognare.
''Ruppemi l’alto sonno ne la testa
un greve truono, sì ch’io mi riscossi
come persona ch’è per forza desta'';
Pensieri strani nella testa mia son mossi,
dubbi, domande, perplessita'
I miei progetti andranno nei fossi
Non son di certo fatui sogni ma allarmante realta’
A me ''convien tenere altro vïaggio''.
La pace e' ormai assai lontana localita'
Il matrimonio lo faremo in altro maggio.
Ormai risucchiata nella ''bufera infernal, che mai non resta'',
sento un canto allegro di un meridional villaggio
venir dalla cucina che appare in festa.
Per capire l'identita' della voce che colsi,
non piu imbrigliata nel mal vortice che mi molesta
domando mestamente metre lo guardo a lei rivolsi:
''Tu se' lo mio maestro e 'l mio autore
tu se' solo colui da cu' io tolsi
lo bello stilo che m'ha fatto onore.''
Ecco Ortensia che il dolce del soccorso s’ affretta a riportare.
E cio' che mi era fin troppo chiaro lei ribadisce con candore:
''...Non ti crucciar vuolsi cosi' cola' dove si puote cio' che si vuole e piu' non dimandare''.
Le ore passano e di Nicola sempre piu' cupa divien la faccia
ma poi il suo sigillo riesce a terminare
E abbozando un gentil sorriso presenta l'intricata traccia
'' Qual è 'l geomètra che tutto s'affige
per misurar lo cerchio, e non ritrova,
pensando, quel principio ond' elli indige,
tal era io a quella vista nova''.
ordunque terminato il suo ''matto e disperatissimo'' operato
parte pel negozio dei sigilli pensando di rincontrar Canova
e 'l sol montava 'n sù con quelle stelle
ch'eran con lui quando l'amor divino
mosse di prima quelle cose belle''
Venerdi' mattina. Colazione ne lo giardino,
grandi sorrisi e eccitazioni generali
per lo inizio del lavoro mattutino
di preparazione delle partecipazioni matrimoniali.
Ad un tratto la quiete pare vinta
Cupe si fanno le volte celestiali,
''Grandine grossa, acqua tinta
e neve per l'aere tenebroso si riversa''.
Nicola di certo la favella vuol cambinar ne so’ convinta.
‘Bisogna tutto ricominciare, ho un’idea assai diversa’
La sua voce parme come un tuono
Io lo ascolto indispettita e mi pongo un poco inversa
''non ciascun segno è buono,
ancor che buona sia la cera''.
Nicola emette un sordo e secco suono.
Ridisegnar lo timbro prima del calar della sera
questa e’ l’intuizione che nella mente sua compare;
Il matrimonio mi sembra una chimera.
Sudo freddo e voglio urlare ma il cuor mio sento arrestare.
Rimango cosi seduta mesta mesta
Rimirando il peloson con la speme di sognare.
''Ruppemi l’alto sonno ne la testa
un greve truono, sì ch’io mi riscossi
come persona ch’è per forza desta'';
Pensieri strani nella testa mia son mossi,
dubbi, domande, perplessita'
I miei progetti andranno nei fossi
Non son di certo fatui sogni ma allarmante realta’
A me ''convien tenere altro vïaggio''.
La pace e' ormai assai lontana localita'
Il matrimonio lo faremo in altro maggio.
Ormai risucchiata nella ''bufera infernal, che mai non resta'',
sento un canto allegro di un meridional villaggio
venir dalla cucina che appare in festa.
Per capire l'identita' della voce che colsi,
non piu imbrigliata nel mal vortice che mi molesta
domando mestamente metre lo guardo a lei rivolsi:
''Tu se' lo mio maestro e 'l mio autore
tu se' solo colui da cu' io tolsi
lo bello stilo che m'ha fatto onore.''
Ecco Ortensia che il dolce del soccorso s’ affretta a riportare.
E cio' che mi era fin troppo chiaro lei ribadisce con candore:
''...Non ti crucciar vuolsi cosi' cola' dove si puote cio' che si vuole e piu' non dimandare''.
Le ore passano e di Nicola sempre piu' cupa divien la faccia
ma poi il suo sigillo riesce a terminare
E abbozando un gentil sorriso presenta l'intricata traccia
'' Qual è 'l geomètra che tutto s'affige
per misurar lo cerchio, e non ritrova,
pensando, quel principio ond' elli indige,
tal era io a quella vista nova''.
ordunque terminato il suo ''matto e disperatissimo'' operato
parte pel negozio dei sigilli pensando di rincontrar Canova
Il non scultore ma venditore aime’ dalle Indie traghettato,
non di certo forgiera’ la tanto ricercata parola.
Il poverino dal dondolio del capo rimane preoccupato
E guidando e sorpassando con il pensier seguita e lavora
Bada ben caro indiano, che il lavoro non deve essere sbagliato.
Si fa prender dal pensier e urlando dice con lo fiato della gola
Nessun same same but different verra' tollerato!!!
L'impresa e' assai ardua e si fa ancor piu' disperata
Poiche’ lo diavolo truzzon, libanese imbrillantinato
ruba lo ultimo parcheggio all’italian alma malnata.
'' non ti curar di loro ma guarda e passa''
pensa Nicola invece di bassare e fare una scenata.
Mogio torna verso casa volendo una birra o forse l’intera cassa.
Tranquillizzollo organizzando un aperitivo nello giardino
Il prossimo fin di settimana prendi un taxi e dall’indian ripassa
Lui assaggia il drink e abbozza un leggiadro sorrisino.
'' E quindi uscimmo a riveder le stelle''.